martedì 24 giugno 2014

LA ROSA BIANCA


LA ROSA BIANCA



SULLE VETTE DELL'HIMALAYA


SULLE VETTE DELL'HIMALAYA











E' SEMPRE TEMPO DI RACCOLTA!


E' SEMPRE TEMPO DI RACCOLTA !

Molto spesso durante le lezioni di Matematica, per spiegare che bisogna sempre tener presente che, per semplificare i calcoli e fare meno fatica... è necessaria la scomposizione in fattori e quindi il raccoglimento degli stessi fattori, dico e ricordo il motto:  E' sempre tempo di raccolta!
Anche nella Bibbia si parla spesso di raccogliere ciò che si è seminato.
Si raccoglie in questa vita e non in una vita futura. Si tratta di un impegno quotidiano che dipende dalle azioni che compiamo ogni giorno.





















Ricetta TORTA ROVESCIATA alle PRUGNE

Ingredienti : 250 gr farina setacciata, 1 bustina di lievito vanigliato, 2 uova, 200 gr. di zucchero, 100 gr. burro a temperatura ambiente, 400 gr. di prugne mature, cannella in polvere.

Preparazione. prendere una teglia a cerniera e foderarla con carta stagnola (due strati) facendo aderire bene ai bordi. Spalmare sul fondo un po' di burro e spargere abbondante zucchero. Poggiare sopra le prugne denocciolate e spolverare con un po' di cannella. A parte in una ciotola mischiare lo zucchero con le uova e il burro. Aggiungere poi la farina e il lievito e formare un impasto molto morbido. Rovesciare l'impasto sulle prugne coprendole il più possibile.

Infornare in forno già caldo a 220 gradi per 35 minuti.

Quando la torta è tiepida va rovesciata. Le prugne sono rimaste in cima. Per il loro peso specifico superiore a quello della pasta, sarebbero scese, se non avessimo fatto tutto al rovescio! 

Si puo' ricoprire con zucchero normale o a velo. E' molto morbida! Provare per credere!

Ecco il risultato.



lunedì 23 giugno 2014

Stonehenge

STONEHENGE

Nel centro del grande prato del Parco La Spezia è stato posto un  masso di pietra e questo ha esaltato la nostra fantasia, richiamando alla memoria la storia delle grandi costruzioni tipo Dolmen, Menhir o Cromlech che si trovano un po’ dappertutto in Europa. 

Gli studiosi  ritengono che queste costruzioni venissero edificate a scopi religiosi, collegate in qualche modo con il movimento del ciclo solare nel cielo. In alcuni casi è stato ipotizzato che si possa trattare di una sorta di mappa astrale, lasciata a memoria dei posteri, strutturata nella forma più precisa possibile per identificare una datazione specifica, un determinato periodo che, per qualche motivo ancora sconosciuto, era ritenuto talmente importante da dover essere tramandato a tutti i costi. 

I monoliti di Stonehenge pesano 50 tonnellate e sono stati trasportati da luoghi molto lontani da dove sono stati eretti, per cui lo sforzo tecnologico e ingegneristico impiegato per erigere queste costruzioni da parte dei nostri antenati neolitici, doveva essere stato enorme. Questo sforzo immane, quindi, era sotteso alla volontà di rappresentare e trasmettere qualcosa oltre lo scorrere dei secoli. 


Accanto alla enorme pietra c’è un grande Albero dei tulipani (Liriodendron Tulipifera), detto così per la forma dei suoi fiori, e tutt’intorno sono stati piantati, di  recente,   nuovi alberi di tulipano più giovani, disposti a spirale intorno al masso di pietra centrale.



La forma a spirale in natura, come  affermava Galileo, è espressione d’eleganza e d’armonia tra macrocosmo e microcosmo. Ad esempio nel girasole i semi sono disposti secondo due gruppi di spirali logaritmiche che occupano nel modo più efficiente lo spazio circolare al centro del fiore. Il numero delle spirali in senso orario e antiorario, dipende dalle dimensioni del fiore ed è correlato alla serie numerica di Fibonacci: 34/21, 55/34, 89/55, 144/89 e 233/144. La stessa cosa avviene nelle pigne e nell’ananas, nelle conchiglie, nei cicloni, nel DNA e nelle galassie, vedi la Via Lattea. I falchi si avvicinano  alla preda secondo una spirale logaritmica e il loro angolo di vista migliore coincide con l’inclinazione della spirale.Tutto questo sta ad indicare come lo sviluppo armonico della spirale non è legato solo alla necessità degli esseri viventi di crescere “secondo natura” in maniera ottimale e meno dispendiosa, ma anche alla bellezza che la forma a spirale porta alla natura stessa.Per questo artisti come Van Gogh hanno utilizzato la forma a spirale nei loro quadri per trasmettere la “Grande Bellezza” a cui noi umani  aspiriamo.  




















La strada maestra

Il Parco La Spezia è stato suddiviso da noi Daniela Rossi e Ivana Tata, fruitrici del verde cittadino delle zone 5 e 6, in varie zone che hanno esaltato la nostra fantasia e che ci hanno trasportato verso atmosfere poetiche.

Con questo spirito abbiamo battezzato il grande viale che percorre il parco come STRADA MAESTRA. Questo viale, protetto da maestosi alberi, è immagine di quel pensiero che ci fa cogliere tra noi e la natura delle affinità che diventano poi rivelazione di noi stessi. Perciò per “Strada Maestra” intendiamo la strada che permette la capacità di scelta di quegli aspetti fondamentali della nostra esistenza.

Quando si deve prendere una decisione importante, si deve fare silenzio dentro di sé, stare con se stessi e lasciare che il cervello funzioni nel modo più fluido e spontaneo. Solo così si può assaporare ogni attimo della vita con piacere autentico.
Abbiamo seguito il consiglio di J.W. Goethe perché: ”Gli occhi dello spirito devono operare in continua alleanza con gli occhi del corpo, affinché non si corra il rischio di guardare e, tuttavia non vedere”.
Possiamo dire con il poeta Robert Frost : “Divergevano due strade in un bosco, ed io…/ ho preso la meno battuta, / e di qui tutta la differenza è venuta. “Tuttavia, ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili, se questa strada non va, non siamo obbligati a seguirla e con le parole di Carlos Castaneda diciamo :” Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore, là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando senza fiato “.
Concludiamo con un passo del saggio Salomone dai Proverbi cap. 16 versetto 17  "La strada maestra degli uomini retti è evitare il male; chi vuol custodire la sua anima sorveglia la sua via".



The Road Not Taken

Two roads diverged in a yellow wood
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for that the passing there
Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I,
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.









sabato 14 giugno 2014

Acero Riccio


Acer Platanoides
Il nome è coniato dal termine latino Acer (duro, aspro) per la particolare durezza del legname. Il termine platanoide sta ad indicare la somiglianza delle foglie a quelle del platano.
Acero Riccio


L'acero riccio è uno dei più grandi aceri europei, un albero di dimensioni medio-grandi (fino a 30-35 m di altezza), con portamento espanso e chioma regolare e folta. E' diffuso spontaneamente in gran parte dell'Europa, dai Pirenei fino agli Urali ed al Caucaso, arrivando a Nord fino ai limiti meridionali della Scandinavia.
In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in autunno.
L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo. Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle polveri. L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei. Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta. L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10 metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza d’acqua Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli. In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in autunno. L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo. Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle polveri. L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei. Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta. L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10 metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza d’acqua Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli. In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in autunno. L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo. Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle polveri. L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei. Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta. L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10 metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza d’acqua Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli.

Parco La Spezia

Il parco nasce nel 1975 in un'area di proprietà comunale rimasta libera per i vincoli ambientali legati alla presenza della Cascina Moncucco. Il parco si estende per 53.600 mq, si trova ella Zona 6 di Milano, costeggia le via La Spezia, Rimini e Moncucco.

Vista di un prato del Parco La Spezia


Tra le numerose specie di alberi a dimora nel parco ricordiamo

  • L'acero riccio
  • l'acero argentato
  • l'acero di monte
  • il bagolaro
  • il carpino bianco
  • l'ontano bianco e nero
  • la quercia rossa
  • la farnia
  • il platano comune
  • il pioppo cipressino
  • il pioppo bianco
  • l'orniello
  • il tiglio selvatico
  • l'albero dei sigari o catalpa bignomioides
  • il cedro dell'Himalaya
  • l'abete
  • il liquidambar
  • la paulonia
  • l'albero dei tulipani
  • il ciliegio da fiore

venerdì 6 giugno 2014