Acero Riccio
Acer Platanoides
Il nome è coniato dal termine latino Acer (duro, aspro) per la particolare durezza del legname. Il termine platanoide sta ad indicare la somiglianza delle foglie a quelle del platano.
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| Acero Riccio |
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L'acero riccio è uno dei più grandi aceri europei, un
albero di dimensioni medio-grandi (fino a 30-35 m di altezza), con portamento
espanso e chioma regolare e folta. E' diffuso spontaneamente in gran parte
dell'Europa, dai Pirenei fino agli Urali ed al Caucaso, arrivando a Nord fino
ai limiti meridionali della Scandinavia.
In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove
vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od
in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e
luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel
paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha
un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in
autunno.
L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono
cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e
ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una
chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono
bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È
pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare
tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo.
Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste
molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle
polveri.
L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in
profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla
ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei.
Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un
tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in
filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come
pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare
varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta.
L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia
come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10
metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in
giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere
bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di
particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza
d’acqua
Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco
non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un
leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano
subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la
verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci
si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre
tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli.
In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove
vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od
in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e
luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel
paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha
un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in
autunno.
L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono
cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e
ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una
chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono
bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È
pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare
tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo.
Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste
molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle
polveri.
L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in
profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla
ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei.
Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un
tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in
filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come
pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare
varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta.
L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia
come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10
metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in
giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere
bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di
particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza
d’acqua
Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco
non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un
leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano
subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la
verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci
si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre
tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli.
In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell'Appennino centro-settentrionale, dove
vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od
in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e
luminosi, su suoli profondi e freschi. E' un albero molto importante nel
paesaggio europeo, per la fioritura (è l'unica specie di acero in cui questa ha
un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in
autunno.
L'acero riccio è un bell'albero (anche se alcune sue varietà ornamentali sono
cespugliose, con chioma bassa a forma conico-piramidale) dal tronco dritto e
ben ramificato generalmente nella sua parte più alta, coi rami che formano una
chioma inizialmente piramidale, poi allargata, ovoidale e densa. Irametti sono
bruno-giallastri e in primavera verdastri, glabri, lucidi e senza pruina. È
pianta rustica, resistente alle gelate tardive, in quanto comincia a vegetare
tardi, ed indifferente al tipo di terreno, purchè profondo.
Predilige posizioni luminose e fresche ed ha una crescita molto veloce. Resiste
molto bene all'inquinamento atmosferico, in particolare al fumo ed alle
polveri.
L'apparato radicale e ampio e robusto con radici che penetrano verticalmente in
profondità; non produce polloni radicali, ma se ceduato ricaccia bene dalla
ceppaia. Tollera molto bene i suoli calcarei.
Il legno non è pregiato come quello dell'acero di monte, ma le sue foglie un
tempo costituivano un ottimo alimento per il bestiame. Oggi è coltivato in
filari lungo le strade di campagna ed in città nei parchi e nei parcheggi come
pianta da ombra. Nei giardini di dimensioni più piccole si possono impiegare
varietà di acero riccio dalla crescita più contenuta.
L’alta adattabilità di questa specie la rende idonea a svariati utilizzi sia
come esemplare isolato, sia in gruppi od in filari (ideale una distanza di 10
metri sulla fila). Si può utilizzare in parcheggi, in viali stradali, in
giardini di aree residenziali od in parchi. Questa specie riesce a crescere
bene in aree urbane dove sono frequenti l’inquinamento chimico e di
particolato, lo scarso drenaggio, il costipamento del terreno e la carenza
d’acqua
Le malattie dell’acero riccio sono quelle classiche degli aceri. Il mal bianco
non è di solito molto importante ma nelle varietà a foglia rossa anche un
leggero attacco è dannoso, perché le macchioline biancastre del fungo deturpano
subito il rosso puro delle foglie. Una malattia pericolosa è invece la
verticilliosi, che dissecca interi rami e talvolta l’intera pianta. Quando ci
si accorge di rami che iniziano a seccare, anche in piena estate, occorre
tagliarli via immediatamente ed allontanarli possibilmente bruciandoli.
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